Oltre lo sport

I campioni dello sport, con le loro vittorie, sembrano disegnare un mondo fatto di felicità e successo; invece, dietro l’angolo, si insinuano momenti di sconforto, dovuti alle forti tensioni del dover primeggiare, come la fatica fisica e psicologica, che possono portare addirittura a momenti di depressione. Alti e bassi della vita quotidiana si rivelano anche in questi vincitori che sembrano lontani dalla nostra realtà; il fatto di dover dare sempre il meglio li mette a dura prova quando alcune volte provano ansia e paura.

Sembra, infatti, che l’attività agonistica metta l’atleta sotto forte pressione fino a condizioni di grande malessere. Gli studi confermano che gli atleti possono soffrire di depressione, di attacchi di panico, persino di disturbi alimentari (Mummery K., 2005; Thompson R. A. & Sherman R. T., 1993)

Uno dei casi è quello di Federica Pellegrini che, in una puntata del Maurizio Costanzo Show del 2017, ha confessato di soffrire di attacchi di panico, dovuti alla sua condizione respiratoria, e di aver passato un periodo a lottare contro la bulimia. In quest’ultimo caso, la nuotatrice è stata molto forte e ha chiesto aiuto subito, non appena si è accorta che qualcosa non andava.

Anche Andy Baddeley, un mezzofondista britannico, sul sito di La Repubblica ha raccontato che gli veniva più facile fare le ripetute sui 3000 metri che alzarsi dal letto al mattino a causa della depressione.

Altresì il portiere della Nazionale Italiana Gigi Buffon ha affermato che ha avuto un periodo di stanchezza e angoscia preannunciati in un giorno di allenamento da tremolio alle gambe, riflessi rallentati e scarsa concentrazione; da qui poi l’inizio di un percorso riabilitativo con il supporto di uno psicologo.

Un altro esempio è quello di Luca De Aliprandini che non era mai salito sul podio nemmeno in Coppa del Mondo; lo ha fatto per la prima volta ai mondiali di sci a Cortina d’Ampezzo vincendo un argento in gigante. In un’intervista lo sportivo ha dichiarato che: «Sono così tanti anni che mi dicono sei bravo senza che riuscissi mai a salire sul podio al punto che era diventato un peso. Dirlo per la prima volta ai Mondiali, in casa a Cortina, è una emozione indescrivibile. Penso si sia visto al traguardo. Ho cercato di mettere in pratica la mia tattica, ma non è stato facile. Il lavoro ha pagato, è una rivincita per la squadra, che è sempre stata considerata il brutto anatroccolo». Emergono la frustrazione e lo sconforto, ma ora c’è l’emozione della vittoria.

Qui spicca che un atleta di uno sport individuale è supportato da un team di persone che lo seguono, quali ad esempio l’allenatore, il medico sportivo, il fisioterapista, lo psicologo (quando è necessario), ma anche la famiglia e gli amici. Da queste esperienze abbiamo appreso quanto sia importante individuare i nostri campanelli d’allarme e chiedere una mano per la nostra salute mentale. Non siamo soli e le persone che ci vogliono bene, e tengono a noi, ci staranno vicini nei nostri momenti più bui. Noi del Centro Arcobaleno ci identifichiamo molto in questo aspetto, fare squadra e chiedere aiuto sono cose che abbiamo pian piano imparato a fare e ora, possiamo dire, di essere una bella comunità che si sostiene in ogni momento. Come lo sportivo, il quale, anche se gareggia da solo, ha sempre dei compagni di squadra e degli allenatori pronti a tifare per lui in qualsiasi momento.

Creato con Canva

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