Intervista al maestro pittore Simone Peretti

Ciao Simone … Ci racconti un po’ di te?
Sono nato a Valdagno (VI) il 2 giugno 1969 e sono il secondogenito di quattro fratelli.

Quando è nata la tua passione per la pittura?
Io ho sempre dipinto sin da piccolo, ma non disegnavo quello che realizzavano gli altri bambini. Per esempio, gli altri disegnavano le case, mentre io dipingevo alberi senza foglie, prendevo dei fogli e li coloravo metà rosa e metà azzurro per più volte e, infine, mi piaceva raffigurare Raffaella Carrà.

Come e quando hai capito di essere un artista?
Più che altro sono stati gli altri a definirmi così perché non ho una tecnica precisa e i miei dipinti sono frutto del mio mondo interiore.

Foto di Simone Peretti

Quali studi hai fatto per esprimere al meglio le tue potenzialità? 
All’età di tredici anni ho scelto di iscrivermi e di frequentare l’Istituto Artistico Boccioni di Valdagno. Il mio cambiamento artistico è iniziato da un’osservazione del professore che mi ha detto che ero perfettino e preciso nelle forme dei gessi … io in realtà non mi sentivo così e da lì ho preferito dedicarmi a forme e a colori più astratti. Successivamente mi sono iscritto all’Accademia di Belle Arti a Venezia dove mi sono laureato. Alcuni professori apprezzavano molto la mia arte e mi dicevano di avere una mia linea personale, mentre altri non la capivano. Per questo motivo, la mia tesi è stata molto discussa. Il tema è stato Wiligelmo Da Modena, scultore medievale.

A quali artisti ti ispiri nei tuoi dipinti?
Mi ispiro di più agli artisti del passato piuttosto che a quelli contemporanei. Ad esempio, mi piacciono Picasso, Chagall e Matisse; prediligo i loro colori e le forme e preferisco osservarli da una mia ottica personale.

Quali sensazioni provi quando dipingi?
Le sensazioni sono varie, ma al tempo stesso si assomigliano. Sono concentrato e cerco di tirare fuori ciò che ho immagazzinato nel silenzio. Inoltre, alcuni quadri mi riescono spontanei, mentre altri richiedono il lavoro di anni. La particolarità è che dipingo su tavole di legno invece che su carta o tela.

Da dove parte l’idea iniziale per creare un quadro?
Molte volte serve tanto tempo per osservare un particolare per poi tradurlo in una immagine personale. In altri momenti dipingo quadri molto improvvisati e lineari, senza sforzo. Sono conosciuto per le mie rose rosse che non sono fotografiche, ma espressioni di colore.

Quale tipo di pittura ti piace?
La mia è una ricerca del soggetto, dello stile, della pennellata. Si può dire che ciò che rappresento è un’arte fra il realistico e l’astratto. Alcune volte i colori sono chiari, altre volte sono scuri, in altre ancora utilizzo solo il colore nero sfruttando le venature del legno per creare un’immagine.

Da quanto tempo dipingi?
Praticamente dipingo da sempre. Prima usavo i pennarelli e poi ho iniziato con i colori acrilici: li uso perché sono più veloci ad asciugarsi, in alcuni casi li diluisco e in altri casi li stratifico per creare dei rilievi.

Quali colori ti piace usare?
Io spesso uso i colori caldi come il rosso, il giallo, l’arancione e l’oro; tra i colori freddi che preferisco ci sono il turchese e il blu.

Da quanto tempo frequenti il Centro Arcobaleno?
Ho perso il senso del tempo, non saprei se siano due anni o di più.

La frequenza al Centro Arcobaleno ha in qualche modo influenzato la tua arte?
Può essere, perché per dipingere qualsiasi cosa prima medito, poi mi esprimo. Qui al Centro Arcobaleno ho realizzato dei murales con la pittrice e illustratrice Francesca Vignaga che mi ha sempre affidato la pittura di particolari. Ho poi fatto dei mandala a matita.

Puoi descrivere l’esperienza dei murales?
Tutti eravamo un po’ agitati perché i murales sono molto grandi e realizzare prima l’idea e poi il dipinto vero e proprio non è da poco. Abbiamo usato anche dei rialzi per dipingere le parti più alte del muro. Francesca ci accompagnava prima nella realizzazione degli schizzi e poi nella messa in opera del disegno sul muro consigliandoci i colori e i pennelli più adatti. Negli anni sono stati fatti parecchi murales e io ho contribuito per due di questi.

C’è stato un murales che ti ha colpito particolarmente?
Forse il secondo dei due realizzato presso la scuola secondaria di I grado Giacomo Zanella di Arzignano (VI) mi ha colpito di più perché rappresenta la diversità di culture mediante l’illustrazione dei cibi provenienti dai vari continenti.

Descrivi un’opera che ritieni particolarmente rappresentativa della tua arte.

In quest’opera, ci sono delle figure fatte con un segno e non con delle sfumature se non la nascita di una bambina che sembra venire fuori dalla luce. Se la si osserva bene, quest’ultima quasi non si vede perché la madre e le altre due figure sono più marcate. Una figura ha un colore caldo, mentre l’altra sembra quasi grigia come se fosse non del tutto presente nel quadro, ma fosse di sfondo. È come fotografare un istante e come se la fotografia venisse un po’ mossa. Certi segni liberi contribuiscono a dare un senso di mistero al quadro. Infine, si tratta di una suggestione di colori e una emozione per questa nascita. I personaggi sembrano vivere in maniera diversa l’uno rispetto all’altro e al tempo stesso sembrano essere tutti raccolti in questa tavola di legno. È difficile descrivere un quadro perché a seconda di chi lo vede le interpretazioni sono diverse. Mi capita spesso che gli altri percepiscano le mie opere in modo diverso rispetto a come le percepisco io; in un certo senso mi fanno vedere certe mie parti inconsce. Tante volte io dipingo al mattino presto ed è come se si trattasse più di un sogno che di una pittura. I miei dipinti non hanno un titolo e lascio alla persona che riceve il quadro il piacere di sceglierlo.

Ecco a Voi un assaggio di alcune mie opereBuona Visione!

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